6 Ott 2020

ADOLFO FARSARI Il fotografo italiano che ha ritratto il Giappone di fine ‘800

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In collaborazione con Istituto Italiano di Cultura

15 ottobre 2020 – 8 gennaio 2021

Le mirabolanti imprese di Adolfo Farsari, avventuriero e fotografo nel Giappone di fine ‘800, rivivono nelle 64 immagini della mostra, espressioni della fotografia in bianco e nero colorata a mano dopo la stampa, detta Yokohama Shashin. Ne esce il racconto struggente di un Giappone in lento e ineluttabile divenire, descritto nei topos estetici destinati a costituire l’immaginario occidentale in tema fino ai giorni nostri.

giovedì 15 ottobre 2020 ore 17.00
introduzione alla mostra (in presenza max 50 posti,30′)
Yokohama:un porto un mercato.
Il contributo italiano alla fotografia giapponese di fine Ottocento

di  Rossella Menegazzo, Università degli studi di Milano
su prenotazione al 06 3224754/94
ingresso libero, autocertificazione da scaricare qui

Visite Guidate gratuite (durata 30′, mascherina, distanza, max 6 pax) da prenotare al 06 3224754/94
venerdì 30 ottobre ore 11.00 e 11.40
venerdì 20 novembre ore 15 e 15.40
martedì 15 dicembre ore 11 e 11.40
giovedì 7 gennaio ore 15 e 15.40

orario: lun-ven 9.00-12.30/13.30-17.00 

Il video della conferenza di presentazione

 

 

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ADOLFO FARSARI

fotografo dell’album “Viste e Costumi del Giappone

di Osano Shigetoshi

Professore emerito e Project Professor dell’Università di Tokyo

In Giappone fu creduto a lungo che Adolfo Farsari fosse un americano per­ché aveva già ottenuto la cittadinanza degli Stati Uniti. Infatti, approdò a Yokohama l’8 settembre 1876 con la nave Belgic, partita da San Francisco. Dopo aver lavorato presso la Yokoha­ma Cigar Company e poi alla Sargent, Farsari & Co., nel 1884 costituì la pro­pria ditta A. Farsari & Co., e nel 1885 acquisì da Franz Stillfried lo studio della Japan Photographic Association, con l’assortimento e i negativi. Così decise di cominciare la sua attività da fotogra­fo. Come scrisse il fotografo scozzese William K. Burton, che lo aveva incon­trato personalmente, in un articolo dai toni entusiastici sulla sua tecnica di colorazione delle fotografie, il Farsari aveva riscosso un certo successo pro­fessionale.

La riscoperta del fotografo Adolfo Far­sari è dovuta soprattutto agli sforzi di Elena Dal Pra. L’abitazione della fa­miglia Farsari a Vicenza, una grande casa con giardino e orto, fu ereditata da Emma Garbinati Farsari, sorella mi­nore di Adolfo. Poi Emma, non avendo prole, lasciò la casa in eredità alla non­na paterna di Elena. Nella stessa casa fu scoperto un gran fascio di lettere di Adolfo indirizzate dagli Stati Uniti e dal Giappone ai suoi genitori e ad Emma. I due articoli di Elena negli anni Novan­ta del secolo scorso, derivati dalla sua tesi di laurea presentata all’Università degli Studi di Padova nell’anno acca­demico 1990-91, e altri due articoli di Lia Beretta gettarono una luce sul­la vita avventurosa di Adolfo e le sue attività in Yokohama. Ciononostante, è rimasto un vasto spazio per svolgere ulteriori ricerche farsariane.

La mostra presenta al pubblico una parte del risultato della ricerca sul fotografo, da me condotta con una équipe negli anni 2005-07 in Italia, in particolare a Vicenza, ed in Giappone. In effetti, si mettono a fuoco tre album di fotografie, tutti recentemente ritor­nati all’attenzione della ricerca e con verificate provenienze che possono essere riferite a documenti e materiali conservati in istituzioni italiane, oltre a particolari riferimenti ad articoli apparsi su giornali quali il Japan Mail e il Japan Weekly Mail, pubblicati in Giappone negli anni ottanta dell’Ottocento.

Il 17 gennaio del 1888, dopo un’inter­ruzione della corrispondenza lunga 21 anni, Adolfo riprese contatto con la sua famiglia in Vicenza, scrivendo una lettera ai genitori. Raccontò di essere fotografo e pittore, e promise di invia­re un album fotografico, scrivendo che “Quando riceverò il vostro indirizzo vi manderò un album come campione di quello ch’io sto facendo.” E poi nella missiva del settembre 1888, scriveva: “Finalmente vi mando l’album promes­so. Volevo fare qualcosa di straordi­nario ma dopo tutto vedo che non ho il tempo. L’album è simile a tutti quei ch’io faccio pel commercio. Il frontespi­zio è differente un poco, ecco tutto. E poi v’è la fotografia del mio ufficio.” Tale album, dal titolo “Viste e Costumi Del Giappone” si trova ora conservato alla Pinacoteca Civica di Palazzo Chierica­ti di Vicenza come lascito della sorella Emma Garbinati Farsari. Sul frontespi­zio (PL. I-00), infatti, non solo è vergato in oro il titolo “Viste e Costumi del Giap­pone / manda alla sua famiglia / l’auto­re”, ma sono dipinti anche il monte Fuji al centro, e vari bei fiori giapponesi sul margine. L’album è rilegato da coperti­ne lignee tanto di testa quanto di tergo, decorate con lacca nera incastonata di madreperla e pittura maki-e. Del resto, la prima fotografia con firma vergata in inchiostro rosso “Adolfo Farsari”, sul margine a destra verticalmente alla scritta giapponese (PL. I-01), dimostra trattarsi di Adolfo fotografato nel suo ufficio a Yokohama come espresso nel­la sua lettera sopra citata.

Le altre quarantacinque fotografie dell’album, eccetto quattro includenti il frontespizio e quella dell’ufficio del fotografo, sono tutte simili a quelle ri­legate in un album dal titolo “VIEWS & COSTUME OF JAPAN, A. FARSARI & Co., YOKOHAMA ” (Inv. AC 1-144) conservato nel Yokohama Archives of History, ma rispetto a queste sono di gran lunga più belle e meglio conser­vate quelle in Italia. Molte fotografie del Yokohama Archives of History portano il loro numero e titolo all’angolo inferio­re a destra o sinistra del foglio, mentre il margine del foglio destinato a conte­nere il numero e il titolo venne tagliato da ogni fotografia della Pinacoteca vi­centina.

D’altra parte, l’album della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza sembra essere stato rilegato in Italia prima di far parte della raccolta civica, probabil­mente dopo la morte del fotografo nel 1898. In esso compaiono alcune foto­grafie esclusivamente legate alle sce­ne personali del nostro fotografo, che sono infatti risultate d’altissimo valore documentario.

La lettera di Adolfo del febbraio 1889 indirizzata a sua sorella riporta: “Come vedi da una pagina del Direttorio del Giappone che racchiudo in questa let­tera, ho un numeroso stato maggiore. 31 tra artisti, stampatori, etc., etc., ed inoltre due cameriere ed un cuoco.” In aggiunta, Farsari impiegò il suo fidato “manager” giapponese che conosceva da circa 15 anni. La fotografia espo­sta come “E” mostra ventitré uomini, fra cui due in abbigliamento europeo, gli altri in kimono. Infatti, le parole della lettera sopra riportata vengono con­fermate dalla citata pagina del Japan Directory. Senz’alcun dubbio questa fotografia rappresenta la ditta del Far­sari a Yokohama e quel giapponese vestito all’europea potrebbe essere identificato con il manager Tsunetaro Tonokura. Altre foto mostrano rispetti­vamente il fotografo stesso circondato dalla padrona e dalle giovani prostitute nel giardino del bordello Jinpuro (“A”) e una ragazza sua favorita nella stessa casa (“B”, “C”). Le due seguenti, del tutto affascinanti, sono foto del gioco degli scacchi viventi (“F”, “G”). Molto probabilmente Adolfo giocava a scac­chi con pezzi viventi simili a quelli del gioco che ancora oggi si fa nella piazza di Marostica vicino a Vicenza.

L’ultima foto (“H”) mostra un gruppo di passeggeri a bordo della nave Congo su cui Adolfo salì per tornare in patria con la sua piccola figlia Kiku nel 1890. In essa sul lato sinistro possiamo rico­noscere il fotografo, e al centro della fotografia una bambina identificabile con Kiku. I suoi lineamenti assomiglia­no molto a quelli di Kiku in una foto scattata a Vicenza il 4 giugno 1890, tre giorni dopo che fu fatta entrare nel Col­legio Farina, ovvero nell’Istituto Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sa­cri Cuori a Vicenza.

L’amica Chiara Rigoni, ispettore della Soprintendenza del Veneto, mi informò dell’esistenza del lascito di Kiku nello stesso Istituto. Esso è composto di undici articoli. Cosa assai interessante, cinque cassette di negativi su lastra di vetro e fotografie colorate in formato cartolina attestano il forte desiderio del nostro fotografo di ritornare a Yokoha­ma per svolgere una nuova avventura commerciale con foto di vedute di città europee, ma la salute glielo impedì, e morì nella sua città natale il 7 febbraio 1898. L’album conservato in custodia è composto di 23 fotografie di vedute, architetture e costumi del Giappone. Esse sono rimaste belle e in un buo­no stato di conservazione, equivalente alle fotografie della Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati. Un articolo nel Japan Weekly Mail, datato 8 settembre 1888, riporta: “It is a pretty ideas to put together a photographic album showing the four seasons of the year as they present themselves to Japanese ideas – cherry blossoms, iris ponds, groves of flaming maple, and freshly fallen snow.This is one of Mr. Farsari’s happy inspirations.” L’album del lascito di Kiku, infatti, com­prende tali fotografie delle quattro sta­gioni (PL. II-15, PL. II-16, PL. II-17, PL. II-18). In particolare, è molto interes­sante quella di Iris, Summer (PL. II-16) perché vi sono fotografati Adolfo stes­so e le persone della sua ditta.

Infine, faccio menzione della reputa­zione delle fotografie del Farsari. Fra i visitatori e gli acquirenti presso la sua ditta a Yokohama ci fu il conte di Bar­di, principe Enrico, Henry di Borbone con un seguito di cinque conti. Il conte Alessandro Zileri, uno del suo seguito, teneva il diario quasi inedito durante il loro viaggio intorno al mondo. Dopo essere entrato nel porto di Nagasaki il 20 febbraio 1889, il gruppo del con­te di Bardi visitò varie città e luoghi in Giappone, fra cui Yokohama in partico­lare. Dal 14 al 20 giugno, il conte Zileri scrisse sulle frequenti visite del conte di Bardi e della sua consorte alla dit­ta del Farsari, e nel sabato 15 giugno apprezzò le foto del Farsari, scrivendo che “le fotografie di Farsari passano pelle migliori giacchè le sue foto dipinte non perdono il colore come le altre col tempo ma sono molto care.”

 


Cenni biografici

a cura di Chikahiko Suzuki (traduzione di Valentina Pompili)

1841 Adolfo nasce il 2 febbraio a Vicenza,all’epoca Regno Lombardo-Veneto, da famiglia  benestante. E’ il primogenito di Ortensia e Luigi Farsari, impiegato come contabile presso l’esattoria.

1848 Nasce la sorella Emma.

1859 Dopo gli studi al collegio Cordellina di Vicenza, entra nell’Accademia Militare di Modena. Successivamente diventa ufficiale del 5° Reggimento Granatieri della Brigata Granatieri di Napoli e presta servizio a Pisa, Otricoli, Firenze.

1863 Si imbarca per New York sulla nave austriaca Aquila. Ha con sé alcune lettere di presentazione, ma non ci sono prove che le abbia usate in America. Alcuni mesi dopo essere arrivato, si sposa con la vedova americana Mary Patchen, non dandone però comunicazione alla famiglia in Italia. Il 9 dicembre si arruola tra le file dei Nordisti nel 12° Reggimento di Cavalleria di New York per combattere nella Guerra di Secessione Americana.

1864 In settembre rimane ferito dall’esplosione di una granata, ma scrive al padre di essere felice della vita militare.

1865 In marzo, viene ferito alla testa da un colpo di spada e viene ricoverato nell’ospedale militare di New York. Il 19 luglio, a guerra finita, viene congedato. In agosto, nasce il suo primogenito Edward.

1866 La sorella Emma si sposa con Guido Garbinati. In agosto inizia ad occuparsi dei carichi delle navi mercantili a Brooklyn. Nello stesso anno, prende la cittadinanza americana.

1867 In agosto, nasce il figlio Henry. In questo periodo la famiglia in Italia viene a conoscenza del matrimonio di Adolfo. In dicembre, scrive in Italia raccontando della crisi commerciale e di una propria malattia. Da questa lettera in poi, per quasi 21 anni, non scrive più alla famiglia in Italia.

1868 Il secondogenito muore di polmonite. Secondo quanto sosterrà successivamente, da questo momento la moglie inizia a diventare dipendente dall’alcool e il loro rapporto si deteriora. Si riarruola nell’esercito americano e per i successivi 5 anni gira il mondo, passando per il Sud America, l’Africa Occidentale e l’Asia, compreso il Giappone.

1873 o 1874  Si ritiene che sia sbarcato, di passaggio, a Yokohama.

1875 La sorella Emma rimane vedova e si trasferisce a casa dei genitori.

1876 L’8 settembre arriva a Yokohama con la nave Belgic, partita da San Francisco.

1878 Nell’annuario Japan Directory di quest’anno, il suo nome appare come manager della Yokohama Cigar Company, all’indirizzo 60, Honmachidori, Yokohama. Stando ad una lettera successiva di Farsari, in quest’anno il figlio maggiore muore di febbre tifoidea.

1879 E’ attiva la ditta Sargent, Farsari & Co., all’indirizzo 60, Honmachidori, Yokohama, che vende articoli di vario genere, tra cui libri, riviste e mappe di importazione. Diventa membro del Distretto di Yokohama della Gran Loggia di Scozia. In America, a Brooklyn, era già entrato a far parte della massoneria scozzese. Il 10 maggio la moglie Mary arriva in Giappone con il loro terzo figlio, William, e si pensa che abbiano convissuto a Yokohama fino al 1880. In luglio un incendio danneggia il negozio di Sargent, Farsari & Co. La ditta produce e vende mappe di Hakone e dei dintorni di Yokohama.

1880 La ditta Sargent, Farsari&Co. si trasferisce all’indirizzo 80, Kyoryuchi, Yokohama. La ditta tratta anche la Keeling’s Guide to Japan ed è agente dello studio fotografico di Shinichi Suzuki. Il 26 agosto la moglie Mary e il figlio lasciano Yokohama.

1882 Viene appuntato segretario della Loggia a Yokohama.

1884 All’inizio dell’anno (o forse alla fine del 1883) finisce la collaborazione tra Farsari e Sargent. Il primo maggio esce la seconda edizione della Keeling’s Guide to Japan,edita dalla ditta A. Farsari &Co.

1885 In società con Kozaburo Tamamura, acquisisce da Franzvon Stillfriedlo studio della Japan Photographic Association, situato a 17, Kyoryuchi, completo di archivio e negativi. Nasce la figlia Kiku dalla concubina giapponese Hana (o Hama o Hona).

1886 Cita in giudizio il socio Tamamura, ma perde la causa. Il 9 febbraio un incendio distrugge lo studio e i negativi acquistati da Stillfried. Parte per un viaggio fotografico in tutto il Giappone della durata di 5 mesi, come risulta da un annuncio pubblicitario, datato 1 gennaio 1887, stampato sulla quarta edizione della Keeling’s Guide to Japan.

1887 Si trasferisce nel contiguo numero 16, lasciato vacante dalla Yokohama Photographic Company di Hidesaburo Usui e non toccato dall’incendio. Il fotografo scozzese William K. Burton incontra Farsari e in un articolo scrive con toni entusiastici della sua tecnica di colorazione delle fotografie.

1888 Il 17 gennaio, dopo 21 anni, riprende contatto con la famiglia in Italia scrivendo una lettera ai genitori. Racconta di essere fotografo e pittore, e promette di inviare un album fotografico. Il 12 aprile, in una lettera alla sorella Emma, scrive della separazione dalla moglie e della morte, dieci anni prima, del figlio maggiore. Il 21 luglio The Japan Weekly Mail scrive dei primi esempi di fotografie istantanee in notturna scattate con luce al magnesio dallo studio di Farsari. In settembre, insieme ad una lettera, invia l’album promesso ai genitori. L’album, dal titolo Viste e Costumi Del Giappone, nel 1920 è stato lasciato in eredità dalla sorella Emma alla Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati, Vicenza. 8 settembre: The Japan Weekly Mail parla di un album fotografico di Farsari dedicato alle 4 stagioni in Giappone.

1889 Riceve la medaglia di bronzo all’Esposizione Fotografica di Berlino. In febbraio, in una lettera alla sorella Emma, descrive la struttura della ditta A. Farsari & Co., con 31 impiegati. Racconta anche di aver appreso la tecnica fotografica da autodidatta e di averla insegnata ai suoi dipendenti. Il 24 giugno, in un’altra lettera ad Emma, rispondendo alle impressioni da lei avute riguardo all’album inviato, racconta dei propri esperimenti fotografici. Il 16 agosto scrive alla sorella della propria libreria: molti titoli sono andati persi negli incendi, ma possiede diverse riviste scientifiche, politiche e letterarie. Tramite la sorella, invia un proprio album fotografico in omaggio al Re Umberto I, con la speranza di riottenere la nazionalità italiana che gli era stata negata per aver combattuto nell’esercito di un’altra Nazione.

1890 Gli viene conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Non riesce tuttavia ad ottenere nuovamente la nazionalità italiana. Esce la quarta edizione della Keeling’s Guide to Japan, rivista e ampliata da Farsari stesso. Lo studio fotografico ha un ottimo volume di affari, con 32 impiegati. Il 6 aprile lascia Yokohama sulla nave a vapore Congo per tornare in Italia con la figlia Kiku (chiamata poi Rosina Farsari). Una volta in patria, allestisce lo spettacolo Le avventure del Cav. Adolfo Farsari al Giappone e collabora con il giornale satirico locale La freccia. Il primo giugno la figlia Kiku entra nel collegio dell’Istituto Farina di Vicenza (oggi Istituto delle Suore Maestre di Santa Dorotea, Figlie dei Sacri Cuori).

1895 Il 22 marzo Adolfo redige il testamento: lascia tutti i propri beni alla figlia Kiku ma specifica che i due esecutori testamentari e la sorella possono scegliere di tenere per loro alcuni oggetti come ricordo.

1898 Adolfo Farsari muore il 7 febbraio, pochi giorni prima del suo 57esimo compleanno. Viene seppellito nel cimitero comunale di Vicenza. Il 18 febbraio viene data pubblicazione del testamento.

1934 Il primo maggio muore la figlia Kiku. Dopo gli studi all’Istituto Farina, Kiku nel 1906 aveva ricevuto l’abilitazione all’insegnamento. Preso il velo, aveva quindi insegnato arte, musica e disegno nella scuola del convento fino al 1921, per poi continuare l’insegnamento anche in altre sedi.